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Altare del Crocifisso



Dal Presbiterio, ritornando nella navata centrale, il primo a destra.

 

Altare del Crocifisso, inaugurato il 21 aprile 1935, solennità di Pasqua.

Papa Pio XI aveva proclamato, a celebrazione dei 33 anni di Cristo, il 1933 “Anno giubilare” come “Anno della Redenzione”. E come è consuetudine nella prassi della Chiesa, l’Anno Giubilare si è prolungato anche l’anno seguente con la possibilità dell’indulgenza plenaria in tutte le Chiese del mondo. A ricordo di questo evento di grazia si è voluto erigere questo altare che celebra la redenzione nel Crocifisso.

 

Le pareti sono rivestite da grandi riquadri di marmo verde scuro, che donano un senso d’austerità quale ben s’addice al Santo cui è dedicata la Cappella.


L’altare in marmo giallo veronese, finemente lavorato dalla “Marmifera”, su disegno dell’Ing. Rebonato, s’innalza, con graziosi motivi di arcate gotiche, come un trono, a formare il piedestallo alla grande Croce in marmo che si sopraeleva sulla nicchia centrale, e che porta un devotissimo Crocifisso in legno, dello scultore Vincenzo Moroder della Valgardena.

 

La nicchia centrale e le altre quattro piccole nicchie laterali, recano le statue, pure in legno dipinto a bronzo dorato, di Santi che con la loro ardente passione per la Croce, o con lo stesso martirio, sono stati fatti degni di rivivere il trionfo sanguinoso del Divin Martire del Golgota.

E sono: al centro: la Madonna Addolorata. A destra: S. Angelo Martire e S. Teresa di S. Agostino, Priora delle sedici Martiri di Compiègne. A sinistra: S. Maria Maddalena de’ Pazzi e il B. Dionisio, Martire.

 

Sotto la mensa, in specchi a riquadri, sono tre magnifici bassorilievi del Pegrassi relativi alla vita di S. Giovanni della Croce.

 

Il veronese Perotti curò la parte decorativa della Cappella e dipinse sulla lunetta centrale l’affresco che riproduce il noto episodio di Gesù che parla a S. Giovanni della Croce già consunto dalle austerità e dalle fatiche dell’apostolato, e gli chiese: “Che cosa vuoi, o Giovanni, per tante fatiche?” (“Quid vis pro laboribus?”). Ed il Santo divorato dalla sete di patire ancora più, rispose: “Signore, patire ed essere disprezzato per Te” (“Domine, pati e contemni pro Te”).