ATRIO
MONUMENTO A SANTA TERESA
DEL B.G.
dello scultore Luca Arrighini di
Pietrasanta Ligure
La statua originale è di Fr. M.
Bernard, monaco benedettino, ed è stata donata dal Carmelo di Lisieux, e in
particolare da Madre Agnese di Gesù, al Pontificio Seminario francese in Roma.
Fu solennemente benedetta, a nome del Papa Pio XI, dall’allora Cardinale
Segretario di Stato Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII).
Nella targa posta alla base del
monumento leggiamo:
“A S. Teresa del B.G.
Maestra d’Infanzia Spirituale
Nel cinquantesimo anniversario
del suo ingresso al Carmelo
1888 – 1938”
E’ un monumento che ha una
intuizione profetica:
Santa Teresa del B.G. Dottore
della Chiesa (19-10-1997):
- S. Teresa è seduta in
“cattedra”, simbolo del dottorato
- ha tra le mani il Vangelo:
fondamento del dottorato
- è nel gesto di chi insegna: i
dottori sono i maestri nella Chiesa
- alle spalle delle colonne: i
dottori sono le colonne della Chiesa
Quadro
scala
Santa Teresa del B.
Gesù ci appare sospesa nel cielo e avvolta dalla gloria. Con un
ampio gesto delle braccia, in segno di gradita accoglienza, invita il devoto
visitatore ad entrare. Ha un messaggio da comunicare: andare in Cielo per una “Piccola Via”.
“Farmi
diversa da quel che sono, più grande, mi è impossibile: mi devo sopportare per
quello che sono con tutte le mie imperfezioni; ma voglio cercare il modo di
andare in Cielo per una piccola via bella dritta, molto corta, una piccola via
tutta nuova. Siamo in un secolo di invenzioni: oggi non vale più la pena di
salire i gradini di una scala: nelle
case dei ricchi un ascensore la
sostituisce vantaggiosamente. Vorrei trovare anch'io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono
troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei
libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio desiderio; e ho letto
queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: “Se qualcuno è molto piccolo venga a me”. Allora sono arrivata a intuire che avevo
trovato ciò che cercavo. E volendo sapere, o mio Dio, ciò che faresti al molto
piccolo che rispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed
ecco quello che ho trovato: «Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò: vi porterò
in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia!». Ah, mai parole più tenere, più
melodiose hanno rallegrato la mia anima! L'ascensore che mi deve innalzare fino
al Cielo sono le tue braccia, o Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere,
anzi bisogna che io resti piccola,
che lo diventi sempre più. O mio Dio,
hai superato ogni mia aspettativa e io voglio cantare le tue misericordie” (MC 3r°, 271-272).
SALONE DELLA "PICCOLA VIA"
Il salone ha la forma di “T”,
quasi a ricordare il nome di Teresa; ha uno sviluppo perimetrale di circa 200
metri. Domina il monumento al Cristo Redentore; seguono 30 quadri del pittore
veronese Agostino Pegrassi a illustrare la “Piccola Via dell’Infanzia
Spirituale”; un pergolato di rose, la decorazione del soffitto a cassettoni sostenuto
da tre ordini di mensole con rosoni dorati, sono opera di P. Negrini. La solenne inaugurazione avvenne la
Domenica di Pasqua del 17 aprile 1938.
(Storicamente è bene annotare che è stato il Carmelo
di Lisieux a pubblicare un volumetto a colori con i 31 quadri allegorici per
offrire ai devoti di S. Teresa del B. Gesù una valida visione della sua
dottrina sull’Infanzia Spirituale. Il Prof. Pegrassi, pur seguendo il concetto
originale, ha dato una chiara impronta della sua personalità artistica. Si fa presente
anche che alcuni quadri sembrano ripetersi, ma illustrano un aspetto diverso, e
ciò per dare meglio a comprendere quel fiducioso abbandono in Dio che è alla
base dello spirito dell’Infanzia Spirituale).
MONUMENTO AL REDENTORE
dello scultore Luca Arrighini di Pietrasanta Ligure
Dall’Osservatore Romano, a firma di Giovanni Venni:
«L’ideatore del monumento è stato
Padre Roberto di S. Teresa, il quale lanciò ai piccoli di tutto il mondo questa
invocazione: “Mandate dieci centesimi: erigeremo un monumento al Salvatore, a
Gesù, quale vostro omaggio”. L’iniziativa venne benedetta da Vescovi e
Cardinali e dallo stesso Papa Pio X, il quale aveva avvicinato i piccoli al
Maestro coll’ammetterli alla Santissima Eucarestia (Decreto della Congregazione
dei Sacramenti “Quam singulari Chritus
amore”, 8 agosto 1910). Era precisamente il 1909 quando Padre Roberto
poteva inaugurare il Monumento in Roma, con un grandioso pellegrinaggio di
bambini di tutto il mondo. Il monumento venne collocato in Roma nella chiesa di
S. Maria Liberatrice del Testaccio. Quando nella chiesa dei Salesiani vennero
sostituiti sugli altari i gruppi marmorei con delle tele, il monumento venne
restituito ai Padri Carmelitani che lo inviarono al Santuario di Tombetta dove
ora ha trovato degna sede.
Il 16 settembre 1909 Pio X, dopo
l’indirizzo del Cardinale Pietro Maffi,
Pio X rivolse queste parole ai piccoli convenuti da tutti i continenti: “Voi o
giovani, voi o giovanetti, voi o fanciulli nelle vostre preghiere pregate per
il mondo, per l’Italia, per Roma di Pietro, per coloro che vi amano e vi
proteggono, per il felice iniziatore di questo omaggio singolare al SS.
Redentore”.
L’opera è dello scultore Luca Arrighini di Pietrasanta di
Carrara. Rappresenta la solenne figura del Redentore del Mondo che apre le sue
braccia come per invitare a sé i piccoli. Ai piedi sono tre figure: una
fanciullina, un giovinetto e un piccolo moretto… stanno tra fronde e fiori i
piccoli, quasi a ricordare le virtù di cui è propriamente adorna l’infanzia».
LA PICCOLA VIA
(prima del I° quadro leggiamo)
“Nell’Infanzia Spirituale sta il
segreto della santità.
Noi facciamo voti che questo
segreto di Teresa
non resti nascosto a nessuno dei
nostri figli” (Benedetto Papa XV).
1
Raffigura Teresa, da
poco entrata nel Carmelo di Lisieux (lunedì
9 aprile 1888, Teresa aveva quindici anni), mentre contempla la vetta del
Carmelo, simbolo di santità. Teresa medita e decide di salire la Santa
montagna.
“Così,
leggendo i racconti delle gesta patriottiche delle eroine francesi, in
particolare quelle della Venerabile
GIOVANNA D'ARCO, avevo un grande desiderio di imitarle. Mi sembrava di sentire
in me lo stesso ardore da cui erano animate, la stessa ispirazione Celeste:
allora ricevetti una grazia che ho sempre ritenuto come una delle più grandi
della mia vita, perché a quell'età non ricevevo luci come adesso che ne sono inondata. Pensai che ero nata per la gloria,
e mentre cercavo il mezzo per giungervi, il Buon Dio mi ispirò i sentimenti che
ho appena scritto. Mi fece capire anche che la mia gloria non sarebbe apparsa agli occhi mortali, e che consisteva nel
divenire una grande Santa!!!...” (MA,
32r°, 99).
2
I
mezzi per salire la vetta della santità? I Santi, specialmente
antichi, con i loro esempi e con i loro insegnamenti parlano di macerazioni, di
cilici, di digiuni e di ogni altra sorta di penitenze. Teresa ne freme, ma è
decisa a tutto.
“… ho capito che per diventare una santa bisognava soffrire molto, cercare sempre il più
perfetto e dimenticare se stessi, ho capito che c'erano molti gradi nella
perfezione e che ogni anima era libera di rispondere agli inviti di Nostro
Signore, di fare poco o molto per Lui, in una parola di scegliere tra i sacrifici che Egli chiede”. Allora
come nei giorni della mia prima infanzia ho esclamato: «Mio Dio, scelgo tutto. Non voglio essere una santa a metà, non mi fa paura soffrire
per te, non temo che una cosa: conservare la mia volontà. Prendila, perché “scelgo
tutto” quello che vuoi tu!...»” (MA,
10r°-10v, 37)
3
Lo scoraggiamento però è facile: la
storia ricorda uomini senza paura, santi che si sono macerati, celebri
penitenti vissuti in solitudine e privazioni; ma… è solo questa la santità? Non c’è una strada anche per i
piccoli e i deboli?
“Lei lo sa, Madre: ho sempre desiderato d'essere
una santa, ma, ahimé, ho sempre constatato, quando mi sono confrontata con i
Santi, che tra loro e me c'è la stessa differenza che esiste tra una montagna
la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia, oscuro, calpestato dai
piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: il Buon Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili; quindi,
nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità” (MC
2r°, 271).
4
Ma ecco una ispirazione di grazia: l’Angelo che apparve ai
pastori annunciando che è nato un bambino le indica una nuova via di santità. “Lasciate che i piccoli vengano a me, il
Regno dei Cieli appartiene a loro...» (Mt 18,4).
“Quando un giardiniere circonda di cure un frutto
che vuol far maturare prima della stagione, non è mai per lasciarlo sospeso
all'albero, ma per presentarlo su una tavola brillantemente servita. Era con
un'intenzione simile che Gesù
prodigava le sue grazie al suo piccolo
fiorellino. Lui che esclamava nei giorni della sua vita mortale in un impeto di
gioia: «Padre, ti benedico perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai
prudenti e le hai rivelate ai più piccoli», voleva far risplendere in me la sua
misericordia. Egli si abbassava verso di me, perché ero piccola e debole, mi
istruiva in segreto delle cose del
suo amore. Ah, se degli studiosi,
dopo aver passato la vita nello studio, fossero venuti ad interrogarmi,
sarebbero stati certo stupiti nel vedere una ragazzina di quattordici anni
capire i segreti della perfezione, segreti che tutta la loro scienza non può loro svelare, perché per possederli
bisogna essere poveri in spirito!...” (MA
49r°, 141).
5
Se noi potessimo stringere tra le braccia il Bambino di
Betlemme, come ci sarebbe più facile comprendere Dio, il suo amore e la sua volontà nei nostri riguardi. Teresa l’ha intuito: il
suo cammino di santità partirà da lì, dalla capanna di Betlemme.
Era il 25
dicembre 1886, aveva tredici anni.
“Non so
come mi cullassi al dolce pensiero di entrare al Carmelo, visto che ero ancora
nelle fasce dell'infanzia!...Bisognò che il Buon Dio facesse un piccolo miracolo per
farmi crescere in un momento e questo
miracolo lo fece nel giorno indimenticabile di Natale. In quella notte luminosa che rischiara le delizie
della Santissima Trinità, Gesù, il dolce
piccolo Bambino di un'ora,
cambiò la notte della mia anima in torrenti di luce... In quella notte nella quale
Egli si fece debole e sofferente per
mio amore, Egli mi rese forte e
coraggiosa, mi rivestì della sua armatura e da quella notte benedetta, non
fui vinta in nessun combattimento; anzi camminai di vittoria in vittoria e
cominciai, per così dire, « una corsa da
gigante!...
». La sorgente delle mie lacrime fu prosciugata e da allora si aprì solo
raramente e difficilmente, cosa che giustificò quella parola che mi era stata
detta: «Piangi tanto nella tua infanzia che più avanti non avrai più lacrime da
versare!...» (MA 44v°, 132).
6
Diventare
bambini: liberarsi da tutte le incrostazioni, da tutto ciò che ci
rende meno spontanei, più calcolatori, egoisti. Non chiudere gli occhi davanti
alle difficoltà della vita, ma guardare la vita con altri occhi. Ridiventare
capaci di fiducia, di apertura, di amore.
“Talvolta, quando leggo certi trattati
spirituali, nei quali la perfezione è presentata attraverso mille ostacoli,
circondata da una folla di illusioni, il mio povero spirito si stanca molto
presto; chiudo il dotto libro, che mi rompe la testa e mi inaridisce il cuore,
e prendo la Sacra Scrittura. Allora
tutto mi appare luminoso: una sola parola svela alla mia anima orizzonti
infiniti; la perfezione mi appare facile; vedo che basta riconoscere il proprio
niente e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio. Lasciando
alle grandi anime, alle grandi intelligenze i bei libri che io non riesco a capire e ancor meno a mettere
in pratica, mi rallegro di essere piccola, poiché solo i bambini e quelli che
sono come loro saranno ammessi al banchetto celeste” (A padre Adolfo Roulland, 9 maggio 1897, LT 226, 2 r°).
7
Coloro che hanno scelto Cristo
formano l’immensa famiglia dei Santi, unita per l’eternità in
cielo e in terra. Il bene crea
dei legami più forti di quelli del male.
“Ricordandomi della preghiera di Eliseo al suo
Padre Elia (2 Re 2,9) quando osò
chiedergli il suo duplice spirito, mi
sono presentata davanti agli Angeli e ai Santi e ho detto loro: «Io
sono la più piccola delle creature, conosco la mia miseria e la mia debolezza,
ma so anche quanto piaccia ai cuori nobili e generosi fare del bene; quindi
vi supplico, o Beati abitanti del Cielo, vi supplico di adottarmi come figlia. Per voi soli sarà la gloria che mi farete acquistare, ma degnatevi di esaudire la mia
preghiera: è temeraria, lo so, tuttavia oso domandarvi di concedermi il vostro duplice Amore » (MB 4r°, 256-257).
8
Vede l’amore di Dio scendere a torrenti sulla terra, ma vede
pure gli uomini che invece d’essere riconoscenti a tanto amore, lo fuggono, lo
calpestano.
“«Offri a
Dio sacrifici di lode e di azioni di grazie». Ecco quindi tutto ciò che Gesù esige da noi. Egli non ha affatto
bisogno delle nostre opere, ma solamente del nostro amore… Ah, lo sento più
che mai che Gesù è assetato: incontra
solo degli ingrati e degli indifferenti tra i discepoli del mondo e tra i suoi propri discepoli; trova, ahimé,
pochi cuori che si abbandonino a lui senza riserve, che comprendano tutta la
tenerezza del suo Amore infinito” (MB
1v°, 243).
9
Per ogni peccatore c’è un martire, per ogni uomo che
s’allontana c’è un’anima che si immola, per ogni grido di odio c’è un grido di
preghiera.
“Sono solo
una bambina, impotente e debole: eppure la mia stessa debolezza mi dà l'audacia
di offrirmi come Vittima al tuo Amore, o Gesù! Un tempo le ostie pure e senza
macchie erano le sole gradite al Dio Forte e Potente. Per soddisfare la Giustizia
Divina occorrevano vittime perfette; ma alla legge del timore è succeduta la
legge dell'Amore; e l'Amore ha scelto per olocausto me, debole e imperfetta
creatura!... Questa scelta non è forse degna dell'Amore?... Sì: perché
l'Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino
al niente e che trasformi in fuoco
questo niente...” (MB 3v°, 255).
10
Non è la giustizia di Dio ad aver bisogno delle nostre
sofferenze, è il suo amore. E Teresa, nella sua vita, volle offrirsi vittima dell’amore misericordioso (Domenica
9 giugno 1895, Teresa aveva 22 anni).
«O mio Dio! esclamai in fondo al cuore, ci sarà
solo la tua Giustizia a ricevere anime che si immolano come vittime? Il tuo Amore Misericordioso non ne ha bisogno
anche lui? Da tutte le parti è misconosciuto, respinto; i cuori nei quali tu
desideri prodigarlo si volgono verso le creature chiedendo loro la felicità con
il loro miserabile affetto, invece di gettarsi tra le tue braccia ed accogliere
il tuo Amore infinito. O mio Dio! il
tuo Amore disprezzato deve restare nel tuo Cuore? Mi sembra che se tu trovassi anime che si offrono come Vittime di
olocausto al tuo Amore, tu le consumeresti rapidamente; mi sembra che saresti
felice di non comprimere affatto i torrenti di infinite tenerezze che sono in
te. Se alla tua Giustizia piace essere soddisfatta, lei che si estende solo
sulla terra, quanto più il tuo Amore Misericordioso desidera incendiare
le anime, visto che la tua Misericordia s'innalza fino ai Cieli. O mio Gesù!
che sia io questa felice vittima,
consuma il tuo olocausto con il fuoco del tuo Amore Divino! » (MA 83v°, 238).
11
Come sarà testimone dell’amore, se l’amore si attesta con le
opere? Teresa saprà raccogliere rose che
nascondono spine, ciò vuol dire non lasciarsi sfuggire nessun sacrificio.
“Nessun
sacrificio mi stupì, eppure, lei lo sa, Madre diletta, i miei primi passi hanno
incontrato più spine che rose!... Sì, la sofferenza mi ha teso le braccia e io
mi ci sono gettata con amore. Quello che venivo a fare al Carmelo, l'ho
dichiarato ai piedi di Gesù Ostia, nell'esame che precedette la mia
professione: «Sono venuta per salvare le anime e soprattutto a pregare per i
sacerdoti». Quando si vuol raggiungere
uno scopo, bisogna prenderne i
mezzi ...” ( MA 69v°, 195).
12
Essere bambini vuol dire non essere capaci di riflettere sul
dare e sull’avere. Vuol dire scorgere negli altri l’aspetto più bello solo
perché anche il volto più deforme nasconde sempre i lineamenti di Cristo.
(Al termine del ritiro spirituale dell’8 settembre 1896 – un anno prima
della morte - per invito della sorella Suor Maria, Teresa scrive il Manoscritto B,
con queste riflessioni).
“Sì, mio Amato, ecco come si consumerà la mia vita!... Non ho altro mezzo per provarti il mio amore che gettare fiori,
cioè non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna
parola, approfittare di tutte le cose più piccole e farle per amore!... Voglio soffrire per amore e anche gioire per
amore: così getterò fiori davanti al tuo trono; non ne incontrerò uno senza sfogliarlo per te! Poi gettando i miei
fiori canterò (come sarebbe possibile piangere nel fare un'azione così
gioiosa?), canterò, anche quando dovrò cogliere i miei fiori in mezzo alle
spine, e il mio canto sarà tanto più melodioso quanto più le spine saranno
lunghe e pungenti” (MB 4r°, 257-258).
13
Ma a che vi serviranno, Signore, i miei
fiori? Le mani divine le daranno un valore infinito, e il Signore spargerà quei
fiori sulla Chiesa militante e sulla Chiesa purgante.
“Soprattutto
crescevo nell'amore del Buon Dio, sentivo nel mio cuore degli slanci fino
allora sconosciuti, talvolta avevo dei veri e propri impeti d'amore… Allora dissi al Buon Dio che per fargli
piacere avrei acconsentito a vedermi sprofondata là, affinché egli fosse amato eternamente in quel luogo di
bestemmia.. Sapevo che questo non poteva glorificarlo, perché Egli desidera
solo la nostra felicità, ma quando si ama si prova il bisogno di dire mille
follie; se parlavo in quel modo, non era perché il Cielo non eccitasse il mio
desiderio, ma allora il mio Cielo non era altro che l'Amore e io sentivo come
San Paolo che niente avrebbe potuto distaccarmi dall'oggetto divino che mi
aveva rapita!” (MA 52r-53v°, 147).
14
La vita sulla terra è tutta cosparsa di croci. Che fare?
Ribellarsi? Teresa abbraccia semplicemente la sua croce, e prega Gesù di
aiutarla.
(Teresa entra al Carmelo Lunedì 9 aprile 1888, aveva quindici anni. E
questo è il giudizio sulla sua nuova vita).
“Quello che
venivo a fare al Carmelo, l'ho dichiarato ai piedi di Gesù Ostia, nell'esame
che precedette la mia professione: «Sono venuta per salvare le anime e
soprattutto a pregare per i sacerdoti».Quando si vuol raggiungere uno scopo, bisogna prenderne i mezzi; Gesù mi fece capire che era per
mezzo della croce che Egli voleva darmi delle anime, e la mia attrazione per la sofferenza crebbe a
mano a mano che aumentava la sofferenza. Per 5 anni quella fu la mia strada, ma
esternamente niente rivelava la mia sofferenza, tanto più dolorosa in quanto io ero la sola a conoscerla. Ah,
che sorpresa avremo alla fine del mondo leggendo la storia delle anime!...
quante persone si stupiranno vedendo la
via per la quale la mia anima è stata condotta!...” ( MA 69v°, 195).
15
La sua debolezza
costituisce la sua forza. La piccola anima a volte piange; proprio come
una bambino qualunque, ma basterà solo sapere
come piangere: abbracciata a Lui.
“O Gesù!
come è felice il tuo uccellino di
essere debole e piccolo! Che ne
sarebbe di lui se fosse grande? Mai avrebbe l'audacia di comparire alla tua presenza, di sonnecchiare davanti a te!...Sì, anche questa è una debolezza
dell'uccellino quando vuole fissare il Sole Divino e le nubi gli
impediscono di vedere anche un solo raggio: suo malgrado gli si chiudono gli
occhietti, la sua testolina si nasconde sotto l'aluccia e il povero esserino si addormenta, credendo
di fissare sempre il suo Astro Amato” (MB
5r°, 262).
16
Teresa non temerà
neppure le insidie del nemico (osservare i simbolici animali di rapina).
Stretta, sempre più stretta al suo Gesù, trionferà…
“Ad ogni nuova occasione di lotta, quando i miei
nemici vengono a sfidarmi, mi comporto
da coraggiosa: sapendo che è viltà battersi in duello, volto le spalle ai miei
avversari senza degnarli di uno sguardo; corro verso il mio
Gesù, Gli dico che sono pronta a versare fino all'ultima goccia il mio
sangue per testimoniare che esiste un
Cielo. Gli dico che sono felice di non godere quel bel Cielo sulla terra,
affinché Egli lo apra per l'eternità ai poveri increduli. Così, nonostante questa
prova che mi toglie ogni godimento,
posso però esclamare: «Signore tu mi colmi di gioia con tutto quello
che fai» (Salmo 91). Perché, c'è
forse una gioia più grande di quella
di soffrire per tuo amore?... Più la sofferenza è intima e meno appare agli occhi
delle creature, più ti rallegra, o mio Dio” (MC 7r°, 279).
17
Maria è per
ognuno simbolo e prova della vicinanza di Dio. Non possiamo pensare alle mani
di Cristo, al suo volto, al suo cuore, senza pensare a Maria (poesia scritta nel maggio 1897, quattro mesi
prima della morte).
“Aspettando il Cielo, Madre mia diletta,
con te voglio vivere
e seguirti sempre.
Madre,
contemplandoti m'immergo estatica
negli abissi d'amore che in cuor ti
scopro.
Il materno tuo sguardo scaccia il timore
e a piangere
e a gioire esso m'insegna.
Le gioie
pure e sante non disprezzi,
le
condividi, invece, e le benedici”
(P 54, Perché
t’amo, Maria, strofa 18).
18
Ogni anima è debole, ma Cristo no! Egli ci smaschera il male, e lo svela per ciò che davvero esso
è: la rottura dell’unica amicizia che veramente
valga al mondo.
“Ah, lo sento, Gesù mi sapeva troppo debole per
espormi alla tentazione! Forse mi sarei
lasciata bruciare tutta quanta dalla luce
ingannatrice se l'avessi vista brillare ai miei occhi... Non è stato così:
io ho incontrato solo amarezza là dove anime più forti incontrano la gioia e se
ne distaccano per fedeltà. Quindi non ho alcun merito per non essermi
abbandonata all'amore delle creature,
dal momento che ne fui preservata solo per la grande misericordia del Buon Dio!
Riconosco che, senza di Lui, avrei potuto cadere in basso quanto Santa
Maddalena …” (MA 38v°, 119).
19
Una mano tesa indica
sempre un cuore proteso a rinnovarsi, una volontà disposta a riconoscere il proprio errore. Dimostriamo che siamo dei
fragili bambini, e come ogni papà Gesù ci viene incontro ancora prima di cadere.
“… sono io quella bambina oggetto dell'amore
previdente di un Padre il quale non
ha mandato il suo Verbo per riscattare i giusti,
ma i peccatori. Egli vuole che io l'ami perché mi ha rimesso, non molto, ma tutto.
Non ha aspettato che l'ami molto come
Santa Maddalena, ma ha voluto che IO
SAPPIA di essere stata amata di un amore di ineffabile previdenza, affinché ora
io lo ami alla follia! Ho sentito dire che non si era mai
incontrata un'anima pura che ami più di un'anima penitente, ah, come vorrei
smentire queste parole!...” (MA 39r°,
120).
20
L’amore confidente permette all’anima d’essere pentita senza essere abbattuta, di rimpiangere il passato senza
che il presente sia sterile e il futuro sia compromesso.
“Oh,
quanto fui felice di ascoltare quelle consolanti parole! Mai ho sentito dire che le mancanze potevano non dar dispiacere al buon
Dio: questa assicurazione mi colmò di gioia, mi fece sopportare pazientemente
l'esilio della vita. Sentivo in fondo al cuore che era vero perché il Buon Dio
era più tenero di una Madre. Ebbene, lei, Madre diletta, non è sempre pronta a
perdonarmi le piccole indelicatezze che le faccio involontariamente? Quante
volte ne ho fatto la dolce esperienza! Nessun rimprovero mi avrebbe tanto
toccata quanto una sola delle sue carezze. Sono di una natura tale che il
timore mi fa indietreggiare; con l'amore
non solo vado avanti ma volo” (MA
80v°, 228).
21
Il profeta Isaia esclama in nome del
Signore: «Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò, vi porterò
in braccio e vi accarezzerò sulle mie ginocchia » (Isaia 66, 12-13).
“Capisco
così bene che non c'è che l'amore che possa renderci graditi al Buon
Dio, che questo amore è l'unico bene che bramo. Gesù si compiace di mostrarmi l'unico cammino che porta a questa
fornace Divina. Questo cammino è l'abbandono del bambino che si addormenta senza timore tra le
braccia di suo Padre... «Se qualcuno è molto piccolo venga a me»,
ha detto lo Spirito Santo per bocca di Salomone; e questo medesimo Spirito
d'Amore ha detto anche che «ai piccoli è
concessa la misericordia ». In nome suo, il profeta Isaia ci rivela che
nell'ultimo giorno «il Signore condurrà
il suo gregge al pascolo,
radunerà gli agnellini e se li
stringerà al seno” (MB 1r°, 242).
22
La prima conquista è
sentire che Dio è pace, serenità, armonia. Sentirlo in se stessi, vederlo nel
mondo come progetto che giorno dopo giorno si realizza.
“O
Madre diletta! dopo tante grazie posso cantare con il salmista che «il Signore
è buono, che la sua misericordia è eterna ». Mi sembra che se tutte le creature avessero
le stesse grazie che ho io, il Buon Dio non sarebbe temuto da nessuno, ma amato
fino alla follia, e che per amore e
non tremando, nessuna anima acconsentirebbe
mai a darGli dispiacere… A me Egli ha donato la sua Misericordia infinita ed è attraverso essa che contemplo ed adoro
le altre perfezioni Divine! Allora tutte mi appaiono raggianti d'amore, perfino la Giustizia (e forse
anche più di ogni altra) mi sembra
rivestita d'amore” (MA
83v°, 237).
23
Con l’aiuto della sorella Paolina, di Maria, ma soprattutto
della Madonna, di S. Giuseppe e del suo Angelo custode, Teresa si prepara alla
Prima Comunione (8 maggio 1884, aveva 11 anni).
“Ah, come fu dolce il
primo bacio di Gesù alla mia anima!...
Fu un bacio d'amore, mi sentivo amata,
e perciò dicevo: «Ti amo, mi dono a te per sempre». Non ci furono domande, non lotte, non sacrifici:
da molto tempo, Gesù e la povera piccola Teresa si erano guardati e si erano capiti... Quel giorno non era più uno sguardo, ma una fusione, non erano più due:
Teresa era scomparsa, come la goccia d'acqua che si perde in seno all'oceano.
Restava solo Gesù, Egli era il padrone, il Re” (MA 35r°, 109).
24
E’ destinata ad Aiuto-Maestra delle Novizie
(rappresentate dalle pecorelle) e si sente impari al grave compito, ma si affida al Buon Pastore (21 marzo 1896 ).
“Quando mi fu dato di penetrare nel santuario delle anime, capii subito che
quel compito era al di sopra delle mie forze. Allora mi sono messa tra le braccia del buon Dio, come un bambino
piccolo, e, nascondendo il volto tra i suoi capelli, Gli ho detto: Signore,
sono troppo piccola per nutrire le tue figlie; se per mezzo mio vuoi dare
loro ciò che conviene a ciascuna, riempi la mia manina e io, senza lasciare le
tue braccia, senza voltare la testa, darò i tuoi tesori all'anima che verrà a
chiedermi il cibo. Se ella lo trova di proprio gusto, saprò che non a me, ma a
te lo deve; se invece si lamenta e trova amaro ciò che le offro, la mia pace
non sarà turbata, cercherò di persuaderla che quel cibo viene da te e mi
guarderò bene dal cercarne un altro per lei” (MC 22r°-22v°, 310).
25
Essere stati fanciulli ci ricorda un maestro. Teresa ne ha
incontrati tanti, soprattutto nei loro scritti. Ma uno solo, il Maestro-Gesù,
le ha dato ciò che il suo cuore cercava.
“Se apro un libro composto da un autore spirituale
(anche il più bello, il più commovente), mi sento subito serrarsi il cuore e
leggo per così dire senza capire, o se capisco, il mio spirito si ferma senza
riuscire a meditare. In questa
impotenza la Sacra Scrittura e l'Imitazione mi vengono in aiuto: in esse trovo un cibo
solido e tutto puro. Ma è soprattutto
il Vangelo che mi intrattiene durante
le orazioni, in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera
piccola anima. Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e
misteriosi.
Capisco e
so per esperienza « che il regno di Dio è dentro di noi ». Gesù non ha affatto
bisogno di libri né di dottori per istruire le anime; Dottore dei dottori, Egli
insegna senza rumor di parole. Mai l'ho udito parlare, ma sento che Egli è in
me, ad ogni istante mi guida, mi ispira quello che devo dire o fare. (MA
83r°, 236).
26
Teresa medita il passo di Matteo 19, 13-14: «Allora gli furono
portati dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li
sgridavano. Gesù però disse loro: “Lasciate
che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli”».
“Lui che
esclamava nei giorni della sua vita mortale in un impeto di gioia: Padre, ti benedico perché hai nascosto queste
cose ai saggi e ai prudenti e le hai rivelate ai più piccoli», voleva far
risplendere in me la sua misericordia. Egli
si abbassava verso di me, perché ero piccola e debole, mi istruiva in segreto
delle cose del suo amore. Ah, se degli studiosi, dopo
aver passato la vita nello studio, fossero venuti ad interrogarmi, sarebbero stati certo stupiti nel vedere una
ragazzina di quattordici anni capire i segreti della perfezione, segreti che
tutta la loro scienza non può loro svelare, perché per possederli bisogna essere
poveri in spirito!...” (MA
48v°-49r°, 140-141).
27
Pellegrinaggio a Roma dal 4 novembre al 2 dicembre 1887. 20 novembre: udienza del pellegrinaggio
con Papa Leone XIII. E Teresa gli chiede
di poter entrare al Carmelo a quindici anni. E il Papa le risponde: “Ebbene, figlia mia… faccia ciò che i suoi
Superiori le diranno”.
“A Roma, Gesù bucò il suo giocattolino: voleva vedere cosa c'era dentro e dopo
averlo visto, contento della sua scoperta, lasciò cadere la sua pallina e si
addormentò. Cosa fece durante il suo dolce sonno e cosa ne è stato della
pallina abbandonata?... Gesù sognò che si divertiva
ancora con il suo giocattolo; ora lo lasciava e ora lo prendeva, e dopo averlo
fatto ruzzolare ben lontano se lo stringeva al cuore, e non permetteva più che
si allontanasse dalla sua manina... Lei capisce, Madre diletta, quanto fosse
triste la pallina nel vedersi per terra...
Eppure non smettevo di sperare contro ogni speranza” (MA 63v°, 177-178).
28
Durante il
pellegrinaggio a Roma, si ferma a Milano e per la prima volta sale in
ascensore. Da questa esperienza è nata
la conferma che anche per i piccoli,
nella vita spirituale, non ci sono
barriere.
“Siamo in un secolo di invenzioni: oggi non vale
più la pena di salire i gradini di una
scala: nelle case dei ricchi un ascensore la sostituisce
vantaggiosamente. Vorrei trovare anch'io un ascensore per innalzarmi fino a
Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione.
Allora ho cercato nei libri santi l'indicazione dell'ascensore, oggetto del mio
desiderio; e ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna:
Se qualcuno è molto piccolo, venga a
me... L'ascensore che mi deve innalzare
fino al Cielo sono le tue braccia, o
Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre più” (MA
3r°, 271).
29
Verso Dio, giudice
degli uomini e del tempo, la piccola anima si muoverà con grazia e serenità,
con le mani spalancate, di chi non ha più nulla perché ha dato tutto, e di chi
ha capito che non occorreva meritare
molto, ma amare molto.
“Riconoscendo me qual vostro re, - nascosto dai tratti d'un bambino,
cantato avete il mio
Natale - e fino a me siete giunti in volo.
Io amo voi, o pure fiamme, - angeli del mio soggiorno eterno;
ma al par di voi io
amo l'anime, - sì, l'amo d'un amore grande.
Per me
stesso io le ho fatte, - ho fatto infiniti i desideri loro.
La più piccola anima che m'ami - diviene
per me il Paradiso!”.
(Gli Angeli
al presepe di Gesù).
30
Ultimo quadro della
“Piccola Via” e ultimo momento della vita: Teresa si presenta al Padre Celeste
con il Volto del Figlio e accompagnata dalla Madonna. E delle sue opere? E’ a
mani vuote! (“Offerta di me stessa come
Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso del Buon Dio”, festa della
Santissima Trinità, 9 giugno dell’anno di grazia 1895).
“Alla sera
di questa vita, comparirò davanti a te a
mani vuote, perché non ti chiedo,
Signore, di contare le mie opere. Ogni nostra giustizia è imperfetta ai tuoi
occhi. Voglio dunque rivestirmi
della tua propria Giustizia e ricevere dal tuo Amore il possesso eterno di Te
stesso. Non voglio altro Trono e altra Corona che Te, o mio Amato! Ai tuoi
occhi il tempo è nulla: un giorno solo è come mille anni. Tu puoi dunque prepararmi
in un istante a comparire davanti
a te” (Pr 6 2r°).
(dopo l’ultimo quadro leggiamo)
“Lodiamo il Signore che ci ha
riservato
di raccogliere le promesse di
questa cara Stella
che è S. Teresa del B.G.
Miracolo di virtù
e prodigio di miracoli” (Papa Pio XI).